Progetto acqua: attività svolta con La Moldava

ATTIVITA’ SVOLTA CON BRANO “LA MOLDAVA”

  • E’ stato proposto il brano”La Moldava”utilizzando internet: la musica era abbinata a immagini  che sono state proiettate sulla LIM che hanno permesso agli alunni di comprendere in modo immediato quanto il brano musicale stava descrivendo del fiume.
  • Individuate le diverse parti (le sorgenti,la melodia del fiume,la scena di caccia,le nozze dei contadini, il chiaro di luna sul fiume,le rapide,il fiume entra trionfante a Praga) si è riproposto l’ascolto,questa volta facendo scorrere sulla LIM le immagini dell’orchrstra che suona il brano: gli alunni hanno dovuto riconoscere cosa il brano stava descrivendo e, nel contempo, hanno cominciato a familiarizzare con alcuni strumenti.
  • Sono quindi state analizzate alcune caratteristiche sonore del brano(La relazione dell’alunna Ilaria, espone”Abbiamo notato che nella parte delle sorgenti il timbro era chiaro e leggero e che si partiva da un suono pianissimo ad uno sempre più forte verso la seconda parte,cioè quella della melodia del fiume, …nella scena delle rapide il suono si fa più rumoroso etc.).
  • Abbiamo quindi cercate,attraverso internet, immagini che potessero rappresentare le diverse scene della musica
  • Alla fine è stata creata al computer una presentazione multimediale (power point), unendo musiche ed immagini
  • Gli alunni hanno così riascoltato il brano attraverso la proiezione del loro elaborato, con elevate probabilità di interiorizzazione delle conoscenze proposte.

Attività su “Il canto dell’acqua”di Agnese Ginocchio

  • Proposta della canzone su esposta
  • Apprendimento del canto con riproduzione vocale
  • Esame del contenuto e dei messaggi espressi
  • Ricerca di immagini che possano rappresentarli(gli alunni le hanno cercate individualmente,salvate su chiavetta;sono poi state proiettate sulla LIM con scelta,a maggioranza ,da parte dei ragazzi)
  • Creazione di una rappresentazione multimediale (power point) con immagini e canto

Microinput

In questi mesi di esperienze fatte in questa sperimentazione di classe 2.0 qualche ideuzza mi è venuta in mente.
Ho detto 2.0 dovrei dire più realisticamente parlare di 1.0 a dir la verità visto che ci siamo dotati di LIM per questa prima fase mentre altre scelte tecnologiche, quelle che ci permetteranno di evolverci, almeno chi si vorrà cimentare, verso una tipologica didattica meno ancorata alla tradizionale, sono in arrivo.
E’ vero che è collegata in internet e quindi permette input veloci per il reperimento di notizie e/o immagini che consendono maggiori legami sinergici con la classica lezione frontale espandendola, rendendo visuali concetti prima astratti per forza se mancavano di riferimento iconografico nel libro di testo.
Per capirci un esempio velocissimo. In geografia si parlava della diversa produzione agricola nelle varie zone europee legata alle diverse fasce climatiche, si parlava della birra quale bevanda tipica dei paesi nordici mentre in quelli mediterranei è sviluppata quella vinicola. Definendo la composizione della birra è venuto fuori il luppolo, per placare la legittima curiosità da parte dei ragazzi di capire che tipo di pianta fosse è bastato fare una rapida ricerca fra le immagini di google per visualizzarlo e concretizzare una nozione prima meramente teorica e sviluppare quindi questa tematica.
A dir la verità l’uso dei computer, da parte mia, è stato costante nel senso che una volta la settimana ho portato i ragazzi in aula computer all’inizio scontrandomi con l’eterogeneità nella conoscenza d’uso di questo strumento, da chi “pensava” di saperlo usare bene a chi non sapeva accenderlo. Ecco perché ho pensato ad utilizzare programmi semplici, dalle poche funzioni che però risultassero facili nell’uso … come DIA, un programma per la costruzione di mappe concettuali. Certo, poco flessibile ma utilissimo per abituare i ragazzi ad un uso meditato e didatticamente mediato dello strumento. Devo dire che il libro di storia si presta bene all’estrapolazione di parole chiave dal momento che è semplice nella sua costruzione strutturale: paragrafi di due pagine, nella prima delle due l’argomento sinteticamente esposto, nella seconda espanso nei suoi concetti primari.

Proiettando i ragazzi nell’universo dei social network ecco la scelta di Anobii, una community legata alla lettura, tesa alla creazione di una propria biblioteca (in questo caso biblioteca delle letture di classe con recensioni e scambi di opinioni. Ciò permette di scansare le insidie di community come Facebook decisamente volte a ragazzi più grandi (del resto occorre avere almeno 14 anni per iscriversi, parametro spesso bypassato ahimè questo) ma di utilizzare uno strumento del web 2.0 rivolto alla socializzazione, in questo caso della lettura.
Ed è qui che scatta un altro modo di fornire informazioni, si tratta di mini input visto che si tratta di far acquisire ai ragazzi le competenze tecniche nell’utilizzo di un mezzo (software o media che sia).
Rapida visione della funzione ed applicazione, verrà dopo la mediazione-meditazione didattica.
Faccio l’esempio di Anobii. È elementare nella sua utilizzazione. Panoramica d’insieme della sua struttura, visione delle sue modalità d’utilizzo: ricerca e inserimento libro in biblioteca, diverse modalità di visione della stessa, inserimento di una recensione ecc. Subito si mettono in situazione i ragazzi e qui si denota chi è autonomo da chi non lo è ed ha bisogno di ulteriori aiuti. Il livello 0 è l’inserimento di un testo in biblioteca, l’1 una piccola recensione, 2 una recensione strutturata che non si limita al solito mi piace – ve lo consiglio.
Sono microinput, è la fruizione meditata che sviluppa un maggiore impegno: Visione con la LIM di una recensione, discussione su di essa,  consigli su come migliorarla.
Francesco Foti


Viaggio d’istruzione a Montagnana

Giovedì 22 aprile 2010 siamo andati in gita a Montagnana in provincia di Padova per vedere la cittadina e le mura medievali e a Este per visitare la città.
Abbiamo scoperto che: le mura sono state costruite tra il 1338 ed il 1362 e sono state volute dai signori Carraresi che controllavano quella zona e avevano come stemma un carro.
I  Carraresi avevano costruito il castello vicino al confine con la proprietà dei signori di Vicenza perché era al centro di un’importante via commerciale, poi Ezzelino III, per conto dell’imperatore, conquista Padova e fa costruire al castello di Montagnana Porta Padova vicino al mastio.
Le mura sono lunghe 1,24 miglia ed il perimetro è a forma pentagonale.  Sono state ricostruite nel corso dei secoli, infatti si può notare che ci sono degli strati in mattoni e alcuni in trachite (una pietra vulcanica).
Ci sono anche altri segni: alcune finestre sono state sbarrate ed altre costruite, la parte orientale è la più vecchia. Su tutto il percorso si trovano 24 torri a forma pentagonale e aperte all’interno per contenere i viveri in caso di assedio. I piani di queste torri avevano il pavimento obliquo in modo che le armi lanciate dai nemici scivolassero giù. Solo l’ultimo piano era orizzontale perché i soldati dovevano appoggiare le catapulte e c’era una relazione fisica tra l’altezza della torre e la distanza che doveva percorrere l’arma che partiva dal castello.
Per entrare nella cittadina i passanti dovevano oltrepassare un fossato largo 4 m con il ponte levatoio, delle saracinesche, dei portoni, ma la caratteristica di questo castello era che, oltressati tutti gli ostacoli, c’era un altro fossato da attraversare.
Vicino a Porta Padova c’è Castel S. Zeno che prima aveva quattro torri rettangolari, ma ora ne sono rimaste solo due. Adesso, inoltre, è stato adibito come museo; lì sono contenute molte ceramiche decorate con motivi tipici della zona. Oltre a questo castello ce n’è un altro dal lato opposto della città e questi sono collegati da un’ampia, lunga e tortuosa strada così che se fosse stata presa Porta Padova i cavalieri nemici avrebbero impiegato più tempo ad arrivare al Castello dei Fiori.
Il mastio è la torre più alta e resistente della città ed era alta 40 metri, a forma rettangolare e con la base molto più ampia del resto della torre. C’erano molte feritoie da cui gli arcieri e i balestrieri potevano tirare senza essere colpiti. Alcuni buchi sulle pareti delle torri potrebbero essere scambiati per delle feritoie, ma in realtà sono i segni delle impalcature di legno usate nel medioevo per costruire le mura.
Anche nei merli i signori Carraresi volevano dimostrare la loro fede al papa attraverso i merli guelfi, infatti i signori di Vicenza che erano opposti al papa e parteggiavano per l’imperatore costruivano i merli ghibellini (a coda di rondine o corona).
Nel corso degli anni questo castello è stato poi dominato dagli austriaci e usato come magazzino per il baco da seta. Negli anni a venire i veneziani hanno prosciugato l’acqua dei fossati, costruito la piazza principale e il Duomo di S. Giustina che venne eretto da tre architetti. Venne costruito con i capitelli doppi in seguito ad una variante. Ora possiamo vedere pochi affreschi dentro alla chiesa perché, in seguito ad un’epidemia, lì furono fatti rifugiare  gli appestati e per sterilizzare l’ambiente le pareti erano state ricoperte da intonaco bianco.
Adesso possiamo vedere così intatte le mura di questa città grazie agli abitanti del 1700 che hanno costruito delle case a ridosso delle mura così che non possono distruggerle perché ci sono ancora persone che ci vivono.
Poi dopo aver finito la visita guidata siamo andati ai giardini di Este per mangiare e non abbiamo visitato il duomo perché era occupato per un funerale. PECCATO!
Questa gita ci è piaciuta molto e ci è sembrata molto interessante.
Sara Sartena e Marta Barattin    


L’affresco della nostra scuola

L'affresco che abbellisce la nostra scuola dedicato a Ippolito Nievo e alla madre

Per conoscerci meglio è giusto dire qualcosa sulla nostra scuola. E’ dedicata alla figura di Ippolito Nievo.
Nato nel 1831 a Padova, Ippolito Nievo  fu uno scrittore e poeta. Partecipò come volontario garibaldino alla spedizione dei Mille. Morì nel 1861, nel naufragio del battello “Ercole”, in viaggio da Palermo a Napoli. Il suo capolavoro è il romanzo, in parte autobiografico, “Le confessioni di un italiano”, pubblicato solo nel 1867, col titolo improprio di “Confessioni di un ottuagenario”.
Qualche annetto fa, in occasione del pensionamento del prof. di artistica Munaro alcune terze, sotto la sua supervisione hanno realizzato un grande affresco dedicato allo scrittore e a sua madre che campeggia da una delle pareti della scuola.
Vi sono illustrate le fasi salienti della vita dello scrittore e vi sono utilizzate a tal scopo le più svariate tecniche pittoriche, da quella classica all’impressionismo, dal cubismo al futurismo ed il tutto si compone in un’unità stilistica, in un equilibrio di colore ed immagine.
L’intento dell’affresco era quello di celebrare adeguatamente l’artista a cui la scuola è dedicata. Come si è arrivati a scegliere proprio Ippolito Nievo è spiegato nel nostro sito e noi qui riportiamo i passaggi più importanti:
“Il 31 agosto 1964 il collegio dei professori si riunì in seduta straordinaria per determinare la personalità a cui intestare la scuola media statale. Tale scuola era il risultato della fusione dell’Istituto di avviamento professionale di tipo industriale “G. Dal Pan” e di quello di tipo commerciale “T. Catullo”. Poiché l’attuale scuola media superiore commerciale era già intestata a Tommaso Catullo, non rimaneva altro che mantenere il nome “Dal Pan”, ma fu ben presto escluso, in quanto questo era un caduto volontario nelle file franchiste durante la guerra di Spagna e pertanto era stato ritenuto inadatto a rappresentare gli ideali su cui poggia l’attuale Costituzione della Repubblica Italiana. Dopo una lunga discussione i docenti arrivarono alla conclusione che lo scrittore e patriota veneto Ippolito Nievo fosse la persona più adatta. Le pratiche burocratiche per l’intestazione della scuola furono avviate agli inizi del 1966 (26 febbraio) in occasione dell’inaugurazione della nuova sede. Infine, il 22 novembre 1971 il Ministero della Pubblica Istruzione comunicò che l’istituto in questione era effettivamente intitolato al nome di Ippolito Nievo. Per quanto riguarda le sedi della nostra scuola c’è da dire che sono cambiate più di una volta e spesso gli stabili non erano dei più adeguati: fino agli anni ’70 essa era sparsa in varie strutture, tra questa ricordiamo l’Auditorium, negli anni ’60, l’ex G.I.L., una struttura con annesso cinema, che era situata nella zona dove ora sorge il Palazzo di Giustizia. Dal 1971 in poi la sede centrale venne posta in via San Lorenzo: verso la fine degli anni ‘70 venne istituita la succursale di via Mur di Cadola, che divenne successivamente sezione staccata e che solo nel 1995 divenne sede principale, con una sezione staccata a Castion”.


Arrivano i genitori

Sabato scorso, era il 17 aprile, sono venuti i genitori di quasi tutti gli alunni per un incontro che era stato proposto dai loro rappresentanti nell’ultimo consiglio di classe. Erano infatti desiderosi di vedere il primo tassello di quel percorso che ci porterà a divenire classe 2.0 a tutti gli effetti: la LIM.
La nuova ospite infatti è stata montata da una quarantina di giorni, per questo siamo emigrati dall’aula provvisoria che ci aveva ospitati sin dal primo giorno di scuola a quella adiacente, che ci  terrà compagnia per i tre anni che durerà la nostra avventura.
Le rappresentanti dei genitori erano curiose, e con loro molti altri genitori, di sapere come fosse questo nuovo strumento e a quale utilizzo didattico si prestasse, in che modo i loro pargoli lo utilizzassero.
Noi siamo stati ben contenti di accontentarle e la vittima designata per organizzare la dimostrazione è stata il sottoscritto.
Questa è stata anche una buona occasione per fare un po’ il punto di ciò che abbiamo fatto in questo scorcio di anno e come le nuove tecnologie siano lentamente entrate a permeare il tessuto didattico delle nostre discipline.
Un po’ di preparazione all’incontro, minima, i tempi sono quelli che sono. Distribuzione degli incarichi ai ragazzi e tanta sana improvvisazione.
Alle 11.05, al termine della ricreazione, eccoci salire le scale accompagnati dai genitori: erano venuti quasi tutti.
Faccio gli onori di casa. Spostiamo i banchi disponendoli paralleli alle pareti in modo tale da lasciare libero il centro dell’aula per porvi le sedie, platea per  il nostro pubblico ed eccomi nella parte del presentatore per dare unità e ritmo, aiutare e sostenere gli interventi dei nostri speaker.
Il primo a iniziare è Mattia che illustra il funzionamento generale della lavagna elettronico. Da vero tecnico snocciola le funzioni generali di essa, apre il notebook, il programma a corredo di essa, e riempie gli spazi bianchi di linee multicolori e forme. Cancella e riempie di nuovo. Lascia poi il palco a Sara L. e Daniel che mostrano come si facciano ad inserire le immagini all’interno di essa e mostrano alcune animazioni didattiche in flash: riconoscere gli stati che compongono l’Inghilterra e l’uso dell’abaco calcolatore. Dimostrazione questa riuscita parzialmente perché entrambi volevano spostare le palle dell’abaco annullandosi a vicenda. Con la tipica tendenza al macabro che contraddistingue i ragazzi alcuni mi avevano proposto di far vedere ai loro genitori la dissezione di una rana ma io mi sono opposto, tipica reazione di disgusto e stomaco debole dell’adulto da mezza età.
Con Ilaria siamo arrivati all’uso del compasso e della creazione di cerchi che neanche Giotto avrebbe potuto fare  così perfetti.
Terminata l’illustrazione delle funzioni principali della lavagna elettronica ci siamo addentrati nelle varie esperienze disciplinari. Lucia si è cimentata nell’illustrazione di alcuni teoremi matematici che emergevano da alcuni file debitamente riempiti dalla prof. Trivellato. Ah… com’è passato il tempo dello scientifico. Per me quei simboli erano arabeschi incomprensibili. Quando Andrea a volte inciampava non è che potessi aiutarlo più di tanto meno male che intervenivano Christian e Ilaria nella spiegazione. Mi fidavo della loro parola.
Più facile per me interpretare le “pagine” create in tecnica per illustrare il lavoro che i ragazzi stanno facendo sull’acqua. E’ il primo tassello di un lavoro interdisciplinare sul quale interverranno man mano i vari colleghi secondo la loro specificità disciplinare. Ed è il concetto di interdisciplinarietà che ho illustrato agli astanti mentre Lucia spiccava balzi da giocatrice di pallacanestro per chiudere i vari file. La lavagna è posta abbastanza in alto per loro primini ancora bassotti … ecco che alcuni di loro spiccano balzi atletici per aprire e chiudere programmi e singoli file. Del resto nei prossimi anni cresceranno ritrovandosi all’altezza giusta, mentre io ho smesso di crescere da più di trenta’anni e sono fissato sul mio metro e sessantasette e quindi per me le proporzioni della lavagna saranno sempre le stesse mentre a loro, da immensa, sembrerà via via rimpicciolire.
Alessia ed Elisa spiegano il programma per disegnare, Tux, pieno di effetti sonori e totalmente free. Younes si dà all’inglese con alcune delle lezioni memorizzate. Con Gianluca e Marta B. gioco in casa, infatti spiegano Dea, il programma per costruire mappe concettuali che Abbiamo usato in storia all’inizio dell’anno scolastico per fissare i nuclei concettuali dei vari argomenti studiati.
Gianluca mostra alcune delle sue mappe mentre Marta illustra poi le funzionalità del programma. E in casa sono ancora quando Tommaso e Andrea. illustrano il Nievowiki in cui abbiamo illustrato l’articolo 12 della nostra Costituzione.
Ho implementato nel sito della scuola Mediawiki, lo stesso script usato per creare la celeberrima Wikipedia, ho insegnato ai ragazzi come usarlo ed abbiamo proceduto prima ad una prima ricerca in internet, utilizzando Google, sull’articolo. Ho chiaramente spiegato loro come si fa a cercare informazioni districandosi dalle tonnellate e tonnellate di risultati e come non si debba fare il copia incolla ma piuttosto il rielaborare e far propri i concetti trovati. Come non si debba consultare wikipedia e basta ma allargare la ricerca ad altre fonti.
Siamo ancora ai primi passi. Per esemplificare questi concetti ad inizio anno scolastico li ho fatti lavorare sui terremoti più forti dell’ultimo secolo in Europa e trovare le informazioni (pensavo che per loro sarebbe stato facile) è stato invece difficoltoso assai. Sommersi dalle informazioni erano e non usavano la lettura veloce per individuare i concetti utili sull’occhiello dei risultati reperiti con google interallaciandoli per generare nuove ricerche.
Con calma e a poco a poco abbiamo intrapreso lo studio dell’articolo 12 che concetto per concetto, ci ha portati al lavoro che verrà letto in palestra Lunedì 26 per la giornata delle istituzioni: ogni prima della scuola ha adottato un articolo della Costituzione.
In coppie di due, ciascuna a lavorato su un concetto. I risultati li si può vedere nel sito della scuola al seguente link: http://www.scuolamedianievo.it/public/mediawiki/
Andrea. spiegava il cammino fatto, mentre Tommaso cliccava sui singoli concetti esposti in quel momento dal compagno sulla Lim.
Christian e Ardit hanno illustrato la nostra biblioteca virtuale su Anobii (a Christian, Sara S. e Ardit è piaciuta tanto che si sono iscritti personalmente alla comunità) e hanno letto alcune recensioni dei compagni. Ho fatto poi venire Alessia a leggere le sue … ne ha scritte parecchie, come Lucia.
Spiegatene caratteristiche e funzioni, sono rientrati nei ranghi e sono tornate Sara Z e Marta O. a raccontare come abbiamo creato l’avatar che in un primo tempo ci ha rappresentato nella comunità. Da qualche giorno Christian lo ha sostituito con una più canonica immagine della scuola.
Ecco, passata era un’ora ed i genitori, visibilmente soddisfatti, ci hanno lasciato. Noi abbiamo continuato le nostre attività in aula informatica per trovare altre informazioni per arricchire la nostra ricerca sulla bandiera italiana e recensioni per la nostra biblioteca.
Ma adesso lascio la parola al racconto dei miei alunni, per vedere come loro hanno vissuto la giornata.

Ilaria:
Noi alunni della 1D siamo una classe 2.0, cioè  una classe sperimentale e per questo utilizziamo i computer come quaderni e lalavagna multimediale al posto di quella tradizionale con il gesso.
All’inizio dell’ anno ero  elettrizzatisima e non vedevo l’ora di avere un computer tutto mio da usare a scuola e una lavagna super tecnologica per  la classe. Purtroppo il materiale ha tardato un po’ ad arrivare ma finalmente ora la LIM é appesa al muro della mia aula e credo che i ragazzi delle altre sezioni siano invidiosi di me e dei miei compagni di classe.
La nuova lavagna ha il touchscreen e si può collegare a internet, quindi è utile se si vuole fare una ricerca, trovare delle foto, dei video etc…
Tuttavia non si va ancora bene a scrivere ma appena faremo un po’ di pratica (sia noi alunni che i professori) scriveremo sicuramente meglio.
I rappresentanti di classe hanno giustamente deciso di invitare gli altri genitori a scuola per farli assistere a una lezione sul funzionamento della lavagna il giorno 17 aprile 2010.
Io e i miei compagni di classe abbiamo spiegato, rispettivamente, Mattia le icone, io l’uso del compasso, Alessia e Elisa tux paint, Sara i lavori di tecnica etc…
Devo ammettere che ero un po’ agitata, avevo paura che il compasso non funzionasse. Ma dopo mi sono divertita e anche mio papà, che aveva assistito con gli altri genitori; lui è rimasto affascinato dalle molteplici funzioni della lim. É stata una bella esperienza!!!

Marta B.:
Tutto è iniziato due settimane fa.
Era sabato.
Quel giorno il prof. Foti aveva detto che,il sabato successivo,  i nostri genitori (se volevano) potevano assistere alla lezione delle 11.  Sarebbe stata una lezione particolare, in cui i genitori avrebbero potuto vedere in azione  la lavagna multimediale (la famosa LIM che con i computer acquistati dalla scuola dovrebbe costituire la famosa classe sperimentale).
Tutti avevamo un compito: alcuni dovevano spiegare come funzionava la lavagna, certi dovevano spiegare gli argomenti spiegati dai prof.,  altri ancora dovevano spiegare come facevamo le nostre ricerche  su internet. Io dovevo spiegare con Gianluca come creavamo  gli schemi di storia con cui il prof. ci interrogava.
La settimana  è passata in fretta ed è arrivato fin troppo presto il giorno “dei genitori”!!!
Ero terribilmente in ansia. Già quando è giunta la ricreazione sono riuscita a scorgere alcuni genitori. Ho preso da bere alle macchinette per alleviare la tensione ma non è servito a nulla. La campanella della fine della ricreazione alla fine è suonata.
Come sempre il prof. Foti è arrivato per primo. Salendo le scale  ho visto i miei genitori e al nostro seguito  i genitori di tutti i miei compagni.   Quando siamo entrati  in classe il prof. ci ha ordinato di spostare i banchi e le sedie per far vedere meglio la lavagna ai genitori. Eravamo tutti in ansia.

Dopo il “prologo” sulla lavagna del prof. Foti, noi iniziammo a presentarci e a spiegare le funzioni della LIM. Il primo a partire è stato Mattia che ha spiegato il programma Smart Notebook, poi c’è stati il turno di Ilaria che ha mostrato l’uso del compasso, poi sono arrivati a Sara L. e a Daniel e così via.
Tutti se la sono cavata egregiamente.
Alla fine è arrivato il turno di me e Gianluca.
Non avevamo neanche fatto le prove, l’ora prima. Ero terribilmente imbarazzata.  Ho sbagliato una cosa e sono diventata rossa!!!!
I miai genitori alla fine se ne sono andati  e quandosono tornata a casa mi hanno detto che eravamo stati bravi e che la lavagna era bella, utile ma forse un po’ troppo alta per noi. Forse dovevamo usare uno sgabello!!!

Younes:
Per me è stato fantastico stare in classe insieme ai miei e ai genitori degli altri che si trovavano in fondo alla classe e che, dopo ogni  “esibizione” ci applaudivano. Il prof  ci introduceva spiegando quello che avevamo fatto.
Quando è arrivato il mio turno ero tutto rosso,emozionato e sudato perché non avevo mai spiegato davanti a così tante persone.
Io ho fatto vedere i lavori d’inglese che abbiamo conservato tutti nella nostra chiavetta

Gianluca:
Sabato scorso sono venuti i nostri genitori;  l’ora prima che arrivassero abbiamo fatto le prove su quel che dovevamo dire. Ahimè, sono andate malissimo, a mio avviso nessuno spiegava bene e certi compagni facevano un po’ di confusione. Ho pensato che se avessimo spiegato le cose così male avremmo fatto una solenne cattiva figura davanti a tutti.
Alla fine è arrivata l’ora fatidica. Tutti noi avevamo i nostri incarichi. Alcuni hanno spiegato i lavori di geometria con la LIM, altri quelli di tecnica, di inglese, altri ancora le funzioni della lavagna elettronica.
Io e Marta dovevamo spiegare le mappe concettuali di storia realizzate al computer. A me tremavano le gambe dalla paura al pensiero di fare scena muta una volta arrivato davanti alla lavagna. Se non avessi saputo cosa dire … che fuguraccia avrei fatto. Alla fine la lezione è andata bene, io ho saputo esporre bene e così anche i miei compagni :-)
Un sospiro di sollievo ha concluso il mio intervento.Quando sono ritornato a casa mia mamma mi ha detto che è stata una lezione interessante.

Lucia:
Alla quarta ora di sabato 17 sono arrivati i nostri genitori per seguire una lezione con noi sulla nuova lavagna interattiva. Il professore ci ha divisi o per coppia o da soli per spiegare l’ argomento affidatoci e tutti ci siamo impegnati per fare bella figura davanti ai nostri genitori.  A me è stato affidato il compito  di spiegare alcuni concetti di matematica, ma non sapevo proprio come esprimermi!!! Per fortuna è intervenuta Ilaria, una mia compagna di classe, che mi ha aiutata, altrimenti avrei fatto una brutta figura davanti a tutti i genitori! Tutti noi ci siamo impegnati, ma abbiamo tutti combinato qualche errore, mettendoci a ridere. Eravamo tutti emozionati, per questo a volte abbiamo combinato pasticci assurdi. Comunque mi è piaciuto molto spiegare come si usa la lavagna lim, anche perché era un’opportunità per spiegare ai nostri genitori che sappiamo usare il computer.

Elisa:
Il  mio turno e quello di Alessia è arrivato circa a metà lezione.  Noi dovevamo spiegare “Tux paint”,  un programma che serve a disegnare. Eravamo entrambe molto emozionate e preoccupate perché  avevamo paura di sbagliare. Poi, sinceramente, non abbiamo commesso errori a differenza  di qualche nostro compagno che ne ha fatti anche se, fortunatamente, sono passati inosservati ai genitori.  Spero, che il prossimo anno, terremo  un’altra lezione ai nostri genitori per illustrare i progressi fatti. E’ divertente fare gli insegnanti.

Sara S.:
Alcuni genitori della nostra classe avevano voglia di vedere come funzionava la LIM, così sabato li abbiamo invitati nella nostra aula. Per illustrare la lavagna il Prof. Foti ha assegnato un argomento da spiegare ad ognuno di noi, io avevo quello di illustrare il lavoro di tecnologia. Purtroppo non avevamo mai avuto l’opportunità di provare, ma la nostra salvezza è stata quando la bidella è venuta a informarci che l’ora prima che arrivassero i genitori c’era una supplenza: avevamo la possibilità di provare.
Quando sono arrivati i genitori non eravamo preoccupati, ma curiosi di quello che sarebbe saltato fuori. Hanno cominciato i primi e a ogni minimo sbaglio ridavamo come dei matti, eravamo emozionati e ore forse anche un po’ preoccupati.
Sfortunatamente quando è arrivato il mio turno non riuscivo più a trovare un buco dove passare, poi però i miei compagni mi hanno vista e sono riuscita a oltrepassare quella muraglia umana. Sono arrivata alla lavagna e subito ho fatto la mia figura, non riuscivo a chiudere un file aperto perché era troppo in alto e io non ci arrivavo. Poi, quando ho cominciato a illustrare il lavoro, non mi sono più preoccupata degli altri, ho tirato un sospiro di sollievo solo quando mi hanno applaudita perché ho pensato che ora potevo ritornare al posto. Infine dopo di me hanno spiegato altri tre o quattro miei compagni, i genitori sono andati a casa e noi ci siamo presi in giro a vicenda. E’ stata una bella esperienza e anche se non volevo ammetterlo un po’ di paura l’ho avuta.

Marta O.:
Quando il prof Foti ci ha chiamate alla LIM,  io con il cuore che batteva a cento e  l’emozione, forte, sono andata alla lavagna e con la mia compagna ho spiegato un po’ il mondo di Internet, di come riuscivamo facilmente a collegarci ed ho mostrato il sito della scuola mostrandone anche  qualche immagine.
Appena finito di spiegare i genitori  ci hanno applaudito e io sono corsa sulla sedia.
Il prof ha detto poi a me e a Sara  che se restava tempo avremmo potuto mostrare un programma on line che poteva essere usato per creare un tuo personaggio.
Tutto sommato non è andata poi così male per due ragioni: La prima è che non ho parlato molto se no mi sarei inceppata e la seconda è che  mi sono divertita molto. In fin dei conti quel sabato è stata una bella giornata.


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